Day 8 – da Wisques a Thérouanne

Lascio il monastero di Wisques pieno di energia, ma sento che si sta scavando un solco nel mio stomaco. Dopo l’eccitazione della partenza e l’entusiasmo di superare i limiti fisici e i problemi che si presentano di giorno in giorno, arriva il momento in cui ogni cammino diventa più riflessivo. Di solito, come in questo caso, coincide con lunghi tratti in cui il paesaggio è sempre uguale, come nella Meseta, l’altipiano formato da sterminati campi senza alberi né riparo dal sole, che si estende tra Burgos e Leòn nella tratta del Camino de Santiago chiamato francese.

Camminare diventa ripetitivo, campi di grano, boschetto, paese di sole casette deserto, campi di grano, boschetto, e così via. Non aiuta neanche il fatto che non abbia praticamente incontrato anima viva in questa settimana abbondante di percorso. Non mi pesa camminare da solo, ma in mancanza di stimoli ecco che gli occhi si rivolgono verso l’interno dello stomaco. Si comincia ad ascoltare di più e più lontano, anche in tempi e modi diversi.

Mentre dall’Italia si rimbalzano voci sulla fiducia passata per il decreto sicurezza bis, che mina la nostra dignità di esseri umani, coprendo come un tappeto tutto lo sporco che non vogliamo vedere, mi viene in mente la storia di un migrante, un ragazzo ivoriano di nome Dominique Boa che vinse un premio per il progetto DIMMI, Diari Multimediali Migranti, un progetto che conserva il diritto alla memoria di tante persone che non hanno invece neanche i diritti fondamentali. Ci dimentichiamo troppo spesso che le vite perse in mare partono da lontano con la speranza di trovare una vita migliore, e che chi sta per morire annegato urla il proprio nome perché qualcuno lo raccolga tra le onde e lo ricordi, per avvertire i familiari che non devono più aspettare notizie da lui. Dominique è uno studente universitario modello che, a causa del suo impegno politico, viene braccato dai militari che hanno preso il potere per la fazione avversa. Da quel momento parte un’odissea di oltre 5000km tra tentativi di espatrio in aereo, autobus, posti di blocco e corruzione, rapine; un percorso che, un piede dopo l’altro, lo porta a perdere ogni diritto e la dignità di essere umano, fino a finire in un campo di concentramento libico e infine in un barcone che affonda. Dominique viene portato in salvo dopo quasi 5 anni di viaggio e infinite umiliazioni, torture, sevizie dovute a un continente con un sistema politico e amministrativo in decadenza come quello africano. Certo, sarà difficile che qualcuno si prenda la briga di risolvere il problema economico dell’Africa (almeno non senza interessi speculativi…), ma non possiamo vietare alle persone di migrare per cercare un’esistenza migliore e più dignitosa. Questo decreto non risolve il problema delle migrazioni, semplicemente chiude una via d’accesso e di assistenza, si volta dall’altra parte lavandosi le mani di quelli che, come tanti altri, si troveranno in mare a condizioni disumane cercando di non morire dimenticati dal mondo.

Ecco, con questo pensiero, per un momento la mia volontà vacilla, e con questa anche il corpo. Mi fermo per un attimo e mi siedo. Non sto solo attraversando la Francia del nord e fotografando brandelli di storia che incontro sul cammino. Con me improvvisamente camminano anche le ombre senza nome di tutti i migranti e i pellegrini dimenticati dal mondo. Volti senza bocca né occhi, ma che con i loro piedi e il loro sangue hanno scavato il solco che collega da una città all’altra, da un’epoca all’altra, tutta l’umanità che conosciamo. Non hanno colore della pelle, dei capelli, degli occhi che li distinguano. Hanno solo una fiamma al posto del cuore, una fiamma che ha il nome di tutte le divinità, una fiamma che ha il nome di tutti gli amori, dei figli, delle madri, dei padri. Una fiamma che cancella ogni differenza e spegne ogni discussione, una fiamma che ispira la compassione di un sorriso e l’immediata fratellanza. Una fiamma che si chiama Speranza.

Mi guardo nel petto, anche al posto del mio cuore c’è la stessa fiamma. Ho il dovere di non farla spegnere. Ho il dovere di conservarla e propagarla. Ho il dovere di portarla avanti, un piede dopo l’altro, e farla vedere a tutti.

Oggi non posterò altre foto o aneddoti sulla storia di Thérouanne e del viaggio di Sigerico. Oggi l’importante è andare avanti senza perdere coraggio.

Giovanni

5/8/2019

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