Day 25 – da Lentilles a Unienville

A pranzo con Napoleone

Parto da Lentilles lasciandomi dietro la regione del pan de bois, la tendinite continua, ma scopro che tra fasce e pomate guadagno ogni giorno una mezz’ora di autonomia in più.

Oggi devo arrivare a Unienville, oltrepassando a metà tragitto la cittadina di Brienne-le-Château. So poco e niente di questo posto, ma spero di trovarci qualcosa da mangiare perché la scorsa notte ho digiunato nella deserta Salle de Fetes di Lentilles. Il paesaggio continua ad essere monotono, finché vedi finalmente il castello di Brienne in cima al colle sul quale si inerpica una parte della cittadina. Per un attimo mi sfiora l’idea di visitarlo, ma trovo l’unico punto di ristoro aperto, probabilmente nel raggio di chilometri, e quando mi fermo a mangiare due mele e un gelato, scopro che non è quella la vera attrazione del paese, ma il fatto che qui ci sia l’accademia militare che ha formato il giovane ufficiale Napoleone! In effetti, continuando per la strada che mi porterà a Unienville, dove dormirò in un alloggio municipale carino e a buon mercato, trovo continui riferimenti al condottiero e imperatore: un museo dedicato alle sue gesta, una statua davanti al municipio, una targa che riporta un suo pensiero per questa città, che gli è rimasta nel cuore negli anni dell’addestramento.

Un po’ come succede per chi ha fatto il militare, anche per Napoleone il ritiro dalla vita civile deve essere stato un rito di passaggio importante, formandone il carattere di uomo dalla carne morbida del bambino. qui infatti il Bonaparte passo la sua adolescenza, dagli 11 ai 15 anni, e se il ricordo è stato così forte, l’esperienza deve essere stata positiva, al contrario di quella che Hitler fece all’accademia di belle arti di Vienna (dove ancora si rimpiange di non aver avuto un pessimo studente pittore, invece di ritrovarsi uno spietato dittatore). Chissà come sarà stato il primo giorno di Accademia per Napoleone: si dice che fosse basso da adulto (1,67 metri, comunque più alto di certi politici che hanno governato l’Italia durante gli ultimi trent’anni), ma in realtà era poco sotto la media del tempo. Chissà come era da bambino. Probabilmente si sarà sentito spaesato il primo giorno di scuola, avrà cercato qualcuno accanto a cui sedersi a mensa. Avrà avuto delle “materie” in cui era una schiappa totale, che ne so, negato in Orientamento Navale, dove pensava di essere portato, e invece distinto in Sparo col Cannone, avrà scoperto che in Tattica era bravissimo, così è così in Ritirata, dove però si applicò molto. Chissà che voto avrà avuto in Costituzione Francese, lui che, Corso, vedeva nei transalpini gli invasori a cui piegare il capo per necessità e rivolgere lusinghe per cercare di farsi strada. Lui che fece un colpo di stato orchestrando alla perfezione tre giorni di assemblea dei consigli rivoluzionari poco fuori Parigi, in modo che potesse tenerli sotto scacco con il suo esercito senza turbare la vita del popolo della capitale e facendolo passare all’opinione pubblica come un atto dovuto in grado di regalargli il potere assoluto a soli 30 anni.

Chissà se in qualche sogno, dormendo in uno stanzone con altri cadetti poco più che bambini, si è immaginato che venti anni dopo sarebbe stato incoronato Imperatore, nonostante avesse dichiarato indispettito di non voler essere paragonato a un Cesare o a un Cromwell. Probabilmente li credeva esempi minori in confronto alla sua grandezza.

Chissà in quale angolo segreto di Brienne le Château , Napoleone Bonaparte, a 15 anni, guardando la luna una notte che non riusciva a prender sonno, ha giurato “Un giorno conquisterò anche te”.

Tra le mille storie e leggende che vengono tramandate da chi la storia l’ha scritta vincendo, si perdono spesso i confini dell’uomo a favore del mito. Ma sono sicuro che anche Napoleone avrà inciso, durante i suoi anni di scuola, le sue iniziali su un albero, o sul mattone di pietra di una casa; sperava che quel gesto gli regalasse l’immortalità davanti a un passante che, dopo molti anni, si fosse imbattuto sulla sua sigla camminandoci per caso davanti. Non immaginava ancora che la sua firma sarebbe stata grande quanto l’europa, e la sua calligrafia usata per scrivere nuove regole ispirate al suo modello di regno e di politica. Ma questa è la storia che tutti conosciamo, io continuo ad essere affascinato dalle vite degli uomini più che da quelle delle leggende, e allora mi rimetto in cammino e presto attenzione ad ogni angolo nascosto, ai tronchi degli alberi, ai mattoni più in basso di un metro e settanta. Sono sicuro che, se troverò un segnale, sarà solo grazie al tipo di attenzione che posso dedicare grazie alla lentezza del mio viaggio. Un viaggio alla scoperta della storia, e delle storie degli uomini.

Un piede dopo l’altro.

Giovanni

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