Day 26 – da Unienville a Bar Sur Aube

Nigloland

Parto in una giornata tiepida dall’ostello di Unionville, dove una simpaticissima vecchietta mi ha accolto la sera prima, quando mi sono presentato con i graffi di un fitto bosco attraverso cui sono passato mentre ieri pensavo a Napoleone Bonaparte.

Finisco subito all’altro mondo.

La giornata si preannuncia lunga e non ho un posto dove dormire. Vedo però che c’è un campeggio a Bar Sur Aube e, ormai esperto del fatto che non si può prenotare per dormire una sola notte, do per scontato che potrò alloggiare lì. Proprio nel mezzo del mio cammino però, inizio a sentire un’atmosfera davvero strana intorno a me. Percepisco qualcosa di atavico tra le casette dei piccoli villaggi deserti che attraverso. Le case a graticcio hanno lasciato lo spazio al cemento, ma mi sento quasi osservato tra questi edifici di nuova costruzione. La sensazione aumenta mentre mi avvicino nel paese di Dolancourt, poco più di una strada di case ai piedi di un montarozzo. Sento qualcosa di distante che mi chiama, qualcosa che probabilmente deriva direttamente dalle viscere della terra, oppure da una sfera celeste che si perde tra le poche nuvole della giornata. Mi pare di sentire delle grida, ma non saprei dire se questo suono nasce dalle gole strozzate di poveri fanciulli a cui viene inferto il più terribile dei supplizi da demoni armati di artigli e di forconi, o se al contrario si tratti di spensierati vagiti di felicità emessi da putti alati che usano come scivolo le curve di un nuvolone che sembra fatto di panna. Il suono si ripete. Questa volta sono quasi sicuro di averlo sentito, ma non so ancora distinguere se si tratti di gioia o di terrore. Ancora una volta si ripete dopo lo stesso intervallo di silenzio. Adesso sono quasi sicuro che all’interno di una montagna dove probabilmente ci sono miniere, a giudicare dal rumore dei carrelli di metallo che mi è parso di sentir cigolare, qualcuno sia stato costretto con la forza ad avventurarsi nelle viscere oscure e misteriose della terra. Tuttavia in questo gruppo urlante, di cui distinguo a questo punto le voci bianche della gioventù, qualcuno, sadicamente, sembra provar piacere. Sono confuso, mi giro intorno, finalmente

alzo la testa e li vedo, ancora incerto se si tratti della visione di un cervello ormai corroso dalla stanchezza di centinaia di chilometri camminati sotto la canicule francese.

Incatenata a cinquanta metri di altezza, qualche decina di giovani appartenenti alla borghesia francese, attende, chi con gli occhi sbarrati, chi salutando con incoscienza la madre terra sotto di se, di conoscere il proprio destino. Improvvisamente, una voce dal cielo, probabilmente l’Arcangelo Gabriele in persona, gracchia con voce metallica “Pronti? 3…2..” un clangore metallico stridente anticipa di un niente la caduta dei martiri urlanti che, legati a un gigantesco albero della cuccagna di acciaio, non possono che sottostare all’accelerazione gravitazionale. “Si sfracelleranno!” Penso, mentre un grido ancestrale, il grido che avevo avvertito più volte prima, risuona potente nell’aria, rimanendo sospeso per un istante prima di seguire i corpi che precipitano verso il suolo. La macchina infernale sembra proiettata fatalmente verso l’impatto, quando, trattenuta da forze probabilmente soprannaturali, rallenta di colpo pochi metri prima del piantito proprio quando le urla raggiungono l’apice di maggior intensità. Il terrore si trasforma in sollievo, e allora la vedo, lì a pochi metri da me, gigante, la scritta Nigloland Luna Park!

Passa meno di mezzo secondo da quando la vedo, realizzo che un posto del genere deve essere pieno di zucchero filato, pizza e gelato che ho solo sognato nell’ultimo mese e mi trovo diretto verso l’entrata.

Non mi fermano gli oltre due chilometri di deviazione, né i 32 euro che mi chiedono all’ingresso, né la security che mi intima di poggiare i bastoni e lo zaino all’entrata: questo Luna Park a tema canadese sarà mio oggi. E anche il suo gelato chimico e ultracostoso.

Entro con la mappa delle attrazioni, ce ne sono tantissime, tutte a tema Canadese in omaggio alla provenienza della famiglia di giostrai che si è stabilita in questo angolo di Francia. Ci sono villaggi Indiani e scivoli d’acqua con grandi tronchi. Montagne russe che sembrano miniere e uno spettacolo fatto da robot-orsi, robot-alci e robot-bisonti. In generale, le attrazioni sembrano belle ma non adatte a uno che soffra di vertigini. Che è il mio caso. Per cui mi limito a fotografare dal basso quelle che non mi fanno girare la testa anche solo a guardarle dal basso

In particolare assisto a due performances robotiche in cui sono circondato da bambini sotto il metro e venti, perché a loro non è permesso salire nelle attrazioni fiche per motivi di sicurezza. Mentre svetto come un Gulliver tra lillipuziani francesi, assisto prima a un deludente giro tra i dinosauri di metallo, dove il Tirannosauro è di poco più alto di me, poi alla famosa performance degli animali-robot: il Nigloshow. All’inizio trovo geniale il fatto che venga allestito uno spettacolo in cui basta premere un bottone e tutto è registrato: i movimenti, le luci, le voci vanno in sincrono. Assisto a una versione razzista di una famiglia di orsi napoletani che improvvisano una versione di O sole mio, sostituendo il testo con parole a caso, come “mangiare, mangiare”, “mafiosi”, “tag-liatelli”. Il pubblico di nanetti sotto il metro e venti va però in visibilio.

Anche io ritorno bambino mentre, dopo quasi un mese passato a digiunare mentre vedevo le serrande abbassate dei bar nei paesi disabitati tra le campagne di Calais e dello Champagne, balzello tra un chiosco e l’altro mangiando gelati (2) ordinando patatine e un pezzo di pizza.

Ma proprio mentre sto aspettando che la pizza, scaldata nel microonde con il programma “fusione nucleare”, si raffreddi, per un puro scrupolo decido di assicurarmi che la reception del Camping stia aperta almeno fino al mio orario di arrivo.

Tuu, tuuuuu. “Il numero selezionato è inesistente”

Ops

Controllo su internet, ma il numero è giusto. Non trovo altre opzioni per dormire in zona, ci sono dei posti ma sono al completo. L’unica salvezza è il numero dell’Office de Tourisme, mi risponde una ragazza:

“Salve, sì, il Camping è chiuso da due anni”

“…”

“Però può provare a presentarsi direttamente al Presbiterio, accanto alla cattedrale, non più tardi delle 18:00, lì troverà qualcuno a fare accoglienza che le può dare una sistemazione. No non si può prenotare telefonicamente.”

Guardo l’orologio: sono le 16:00 e devo fare quasi 12 chilometri in due ore. “Mi servirà dell’altra pizza” penso, ma poi trovo su internet un numero legato alla parrocchia che mi rassicura:

“Se sappiamo che arriva di sicuro l’aspettiamo, non si preoccupi”

Rinfrancato, posso evitare di ustionarmi con la seconda fetta di pizza.

Saluto con rammarico i cavalli rampanti all’entrata del parco, che mi hanno regalato un’ora abbondante di svago e infinite calorie.

Arrivo a Bar sur Aube dove, senza fatica, incontro Thierry, un sorridente e simpatico volontario dell’ associazione che si occupa dei pellegrini nel paese. Mi scorta verso il nuovissimo ostello, ricavato da una clinica veterinaria. Ci sono letto e cucina e tutto è nuovo. Sorrido pensando che, fino a un paio d’ore prima, ero destinato a piantare la tenda in un campeggio inesistente. Ma così è la vita, così è la Via.

Ringrazio per questa folle giornata Thierry e il parco giochi Nigloland, magari tornerò con più calma a fare tutte le attrazioni che mi sono perso. Quando avrò sconfitto il mio terrore per l’altezza.

Un piede dopo l’altro

Giovanni

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