Day 24 – da Saint Remy en Bouzemont a Lentilles

Le chiese e il Pan de Bois

Sulla piattezza di questa regione della Francia c’è davvero poco da scrivere: nei campi si alternano le stesse colture con una predivibilità sconcertante. Ogni tanto la pelliccia di un animale morto anticipa dei cespugli o una fila corta di alberi che lo teneva nascosto alla vista del guidatore imprudente che l’ha colpito, o un piccolo dosso si solleva di qualche decina di metri, creando un’aspettativa dietro di lui per un paesaggio leggermente diverso. Ma il dosso, come vergognandosi, in quella pianura senza immaginazione, anche solo di imitare le curve di una montagna, subito si pente e torna a schiacciarsi a terra e a ripetere l’ennesima sequenza di grano, girasoli tristi con la faccia verso terra e patate. Ogni tanto una striscia di terra vicino alla strada è popolata da uno sparuto gruppo di bovini. Le mucche, ormai indifferenti alle automobili, osservano il lento scalpiccio del viaggiatore appiedato più che con curiosità, con una sufficienza disgustata mentre ruminano ciuffi d’erba che, a giudicare dall’espressione dei loro musi allungati, deve avere un sapore disgustosamente amaro.

Però, in questa terra che sembra aver perso anche l’interesse a scoraggiare il passaggio a un eventuale viaggiatore, nascoste al centro di villaggi di case semiabbandonate e attrezzi agricoli rugginosi, delle piccole chiese improvvisamente danno un senso alla placida routine che, come una coltre di noia, ha rallentato il tempo in questa casta area rurale. Entrando nei villaggi di questa zona, infatti, si nota subito che lo stile del pan de bois si raffina man mano che ci avviciniamo al centro. Le case più esterne hanno delle fattezze più rugose e meno curate nei colori, mentre quelle più interne sono definite e curate nei toni e con fiori di colore acceso appesi alle finestre o direttamente alle travi di legno che fanno da scheletro ai muri. Questa cura cresce fino alla zona intorno alla fontana nel mezzo del villaggio, fino a trovare il suo apice nella chiesa che ha lo stesso stile, ma si spinge un po’ più avanti nella cura del tetto, nell’invenzione del campanile e degli spazi per le vetrate. Ogni chiesa della zona, poi, ha un particolare in più della precedente, come se la novità si fosse espansa in linea retta, e gli abitanti si fossero risoluti ad avere la loro chiesa in pan de bois solo dopo averla vista dai vicini, cercando di aggiungere qualcosa perché potessero dire di averla più bella o più grande. La fine di questa competizione avviene sicuramente a Lentilles, meta della mia giornata, dove la chiesa più bella e più particolare della zona se ne sta tranquilla nel suo recinto dove alloggiano i pochi defunti del circondario, vegliando su una piazza e un paese altrimenti molto anonimi.

La chiesa di Lentilles ha un qualcosa di magico. La sua navata stondata sembra la pancia di una balena, dalle ossa di legno scuro e dalla pelle bianca e rugosa. Ha un’ampiezza che la rende strana, sembra impossibile che un edificio di legno e paglia e terra possa essere così grande e così rifinito, ma quello che colpisce è la sacralità che si avverte nelle sue geometrie.

Quando leggo che è stata costruita nel 1500, mentre in tutta Europa e soprattutto a poca distanza da qui, impazzava lo stile gotico, con pinnacoli verticali di pietra levigata, centinaia di lavoratori, vetrai, mecenati, artisti, mi fa impressione pensare che, anche qui nella campagna, ci sia stato bisogno di bellezza e siano state usate tecniche totalmente diverse, se non addirittura opposte, per cercare di raggiungere lo stesso risultato spirituale. Certo, il portale della Cattedrale di Reims è impressionante con la sua allegoria di paradiso e le sue centinaia di statue scolpite sugli archi a simboleggiare il giudizio universale, ma anche la semplice statua di San Giacomo che accoglie chiunque entri nella chiesa di Lentilles serve a dare un benvenuto.

Lo spazio sacro dell’altare di Reims è delimitato da grandi archi e colonne, ma anche l’altare di Lentilles è in rilievo e assolve alla sua funzione nello stesso, magico modo, sotto un bellissimo soffitto a losanghe. Mentre rimango a pensare alle differenze che uniscono questi due mondi opposti, incontro finalmente la persona del villaggio che mi farà vedere dove devo dormire. Si tratta della Salle de Fêtes, immancabile in tutti i comuni insieme alla Mairie e alla Chiesa, che funge da luogo pubblico di aggregazione. È una sala comunale destinata all’uso della collettività, dove si celebrano ricorrenze, si organizzano cene e incontri. La sindaca mi ha avvertito che non è che un appoggio d’emergenza, non è un vero dormitorio e dovrò dormire per terra. Non c’è problema, ho detto, sono attrezzato e voglio rimanere per godermi la vostra chiesa con calma. Ma quando entro nella sala, uno stanzone quadrato col soffitto a pannelli bianchi, dalle finestre strette in alto filtra l’odore di letame dei campi circostanti, le impilate e tavolacci economici messi in fila per la sala che sembra un po’ un sottochiesa, un po’ una palestra, mi chiedo cosa abbia a che vedere con la bellezza che è a pochi metri da questo luogo, e a pochi chilometri, e quando abbiamo smesso di cercarla in nome della mera,anonima funzionalità.

Non so se lo scoprirò mai, ma vale la pena andare avanti, giorno dopo giorno, per tentare di capire.

Un piede dopo l’altro

Giovanni

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